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Seminario di studi sul Decreto Urbani

Questi i principali argomenti trattati:


Che cosa si intende per Beni paesaggistici ?
Sono
qualificabili come beni paesaggistici, e quindi sottoposti alla
relativa tutela, quelli indicati agli articoli 134, 136 e 142 del
D.Lgs. 42/2004.

 
Art. 134. Beni paesaggistici
 
1. Sono beni paesaggistici:

a) gli immobili e le aree indicati all’articolo 136, individuati ai sensi degli articoli da 138 a 141;

b) le aree indicate all’articolo 142;

c)
gli immobili e le aree tipizzati, individuati e sottoposti a tutela dai
piani paesaggistici previsti dagli articoli 143 e 156.

 
Art. 136. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico

1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:

a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;

b)
le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della
Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non
comune bellezza;

c) i complessi di cose immobili che compongono
un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, ivi
comprese le zone di interesse archeologico;

d) le bellezze
panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o
di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo
di quelle bellezze.

Art. 142. Aree tutelate per legge
 
1. Sono comunque di interesse paesaggistico e sono sottoposti alle disposizioni di questo Titolo:

a)
i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300
metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare;

b)
i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità
di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui
laghi;

c) i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli
elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle
acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre
1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia
di 150 metri ciascuna;

d) le montagne per la parte eccedente
1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul
livello del mare per la catena appenninica e per le isole;

e) i ghiacciai e i circhi glaciali;

f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;

g)
i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o
danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento,
come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18
maggio 2001, n. 227;

h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici;

i) le zone umide incluse nell'elenco previsto dal d.P.R. 13 marzo 1976, n. 448;

l) i vulcani;

m) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente codice.

2. Non sono comprese tra i beni elencati nel comma 1 le aree che alla data del 6 settembre 1985:

a) erano delimitate negli strumenti urbanistici come zone A e B;

b)
erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto
ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come zone diverse dalle zone A e
B, ed erano ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione
che le relative previsioni siano state concretamente realizzate;

c)
nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri
edificati perimetrati ai sensi dell'articolo 18 della legge 22 ottobre
1971, n. 865.

3. La disposizione del comma 1 non si applica ai
beni ivi indicati alla lettera c) che la regione, in tutto o in parte,
abbia ritenuto, entro la data di entrata in vigore della presente
disposizione, irrilevanti ai fini paesaggistici includendoli in
apposito elenco reso pubblico e comunicato al Ministero. Il Ministero,
con provvedimento motivato, può confermare la rilevanza paesaggistica
dei suddetti beni. Il provvedimento di conferma è sottoposto alle forme
di pubblicità previste dall'articolo 140, comma 3.

4. Resta in ogni caso ferma la disciplina derivante dagli atti e dai provvedimenti indicati all'articolo 157.


Quale è il procedimento per la richiesta di autorizzazione paesaggistica ?
Quello normato dall’ articolo 146 del richiamato D.Lgs. 42/2004, così come modificato dall’articolo 16 del D.Lgs. 157/2006.

Art. 146. Autorizzazione

1.
I proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili e
aree oggetto degli atti e dei provvedimenti elencati all'articolo 157,
oggetto di proposta formulata ai sensi degli articoli 138 e 141,
tutelati ai sensi dell'articolo 142, ovvero sottoposti a tutela dalle
disposizioni del piano paesaggistico, non possono distruggerli, né
introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori
paesaggistici oggetto di protezione.

2. I proprietari,
possessori o detentori a qualsiasi titolo dei beni indicati al comma 1,
hanno l'obbligo di sottoporre alla regione o all'ente locale al quale
la regione ha delegato le funzioni i progetti delle opere che intendano
eseguire, corredati della documentazione prevista, affinché ne sia
accertata la compatibilità paesaggistica e sia rilasciata
l'autorizzazione a realizzarli.

3. Le regioni, ove
stabiliscano di non esercitare direttamente la funzione autorizzatoria
di cui al presente articolo, ne possono delegare l'esercizio alle
province o a forme associative e di cooperazione degli enti locali in
ambiti sovracomunali all'uopo definite ai sensi degli articoli 24, 31 e
32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, al fine di
assicurarne l'adeguatezza e garantire la necessaria distinzione tra la
tutela paesaggistica e le competenze urbanistiche ed edilizie comunali.
La regione può delegare ai comuni il rilascio delle autorizzazioni
paesaggistiche nel caso in cui abbia approvato il piano paesaggistico
ai sensi dell'articolo 143, comma 3, e a condizione che i comuni
abbiano provveduto al conseguente adeguamento degli strumenti
urbanistici. In ogni caso, ove le regioni deleghino ai comuni il
rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, il parere della
soprintendenza di cui al comma 8 del presente articolo resta
vincolante.

4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
del presente decreto legislativo, con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, è
individuata la documentazione necessaria alla verifica di compatibilità
paesaggistica degli interventi proposti.

5. La domanda di
autorizzazione dell'intervento indica lo stato attuale del bene
interessato, gli elementi di valore paesaggistico presenti, gli impatti
sul paesaggio delle trasformazioni proposte e gli elementi di
mitigazione e di compensazione necessari.

6. L'amministrazione
competente, nell'esaminare la domanda di autorizzazione, verifica la
conformità dell'intervento alle prescrizioni contenute nei
provvedimenti di dichiarazione di interesse pubblico e nei piani
paesaggistici e ne accerta:
a) la compatibilità rispetto ai valori
paesaggistici riconosciuti dal vincolo ed alle finalità di tutela e
miglioramento della qualità del paesaggio individuati dalla
dichiarazione di notevole interesse pubblico e dal piano paesaggistico;

b) la congruità con i criteri di gestione dell'immobile o dell'area indicati dalla dichiarazione e dal piano paesaggistico.

7.
L'amministrazione competente, acquisito il parere della commissione per
il paesaggio di cui all'articolo 148 e valutata la compatibilità
paesaggistica dell'intervento, entro il termine di quaranta giorni
dalla data di ricezione dell'istanza, trasmette al soprintendente la
proposta di rilascio o di diniego dell'autorizzazione, corredata dal
progetto e dalla relativa documentazione, dandone comunicazione agli
interessati. La comunicazione costituisce avviso di inizio del relativo
procedimento, ai sensi e per gli effetti della legge 7 agosto 1990, n.
241. Qualora l'amministrazione verifichi che la documentazione allegata
non corrisponde a quella prevista al comma 4, chiede le necessarie
integrazioni; in tale caso, il termine è sospeso dalla data della
richiesta fino a quella di ricezione della documentazione. Qualora
l'amministrazione ritenga necessario acquisire documentazione ulteriore
rispetto a quella prevista al comma 4, ovvero effettuare accertamenti,
il termine è sospeso, per una sola volta, per un periodo comunque non
superiore a trenta giorni, dalla data della richiesta fino a quella di
ricezione della documentazione, ovvero dalla data di comunicazione
della necessità di accertamenti fino a quella di effettuazione degli
stessi.

8. Il soprintendente comunica il parere entro il
termine perentorio di sessanta giorni dalla data di ricezione della
proposta di cui al comma 7. Decorso inutilmente il termine per
l'acquisizione del parere, l'amministrazione competente assume comunque
le determinazioni in merito alla domanda di autorizzazione. Fino
all'approvazione del piano paesaggistico ai sensi dell'articolo 143,
comma 3, e all'avvenuto adeguamento ad esso degli strumenti urbanistici
comunali, il parere è vincolante, secondo quanto previsto dall'articolo
143, comma 4.

9. Entro il termine di venti giorni dalla
ricezione del parere del soprintendente, l'amministrazione competente
rilascia l'autorizzazione oppure comunica agli interessati il preavviso
di provvedimento negativo ai sensi dell'articolo 10-bis della legge 7
agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni. L'autorizzazione
costituisce atto autonomo e presupposto del permesso di costruire o
degli altri titoli legittimanti l'intervento edilizio. I lavori non
possono essere iniziati in difetto di essa.

10. Decorsi
inutilmente i termini indicati al comma 9, è data facoltà agli
interessati di richiedere l'autorizzazione alla regione, che provvede
anche mediante un commissario ad acta entro il termine di sessanta
giorni dalla data di ricevimento della richiesta. Qualora venga
ritenuto necessario acquisire documentazione ulteriore o effettuare
accertamenti, il termine è sospeso per una sola volta fino alla data di
ricezione della documentazione richiesta, ovvero fino alla data di
effettuazione degli accertamenti. Laddove la regione non abbia affidato
agli enti locali la competenza al rilascio dell'autorizzazione
paesaggistica, la richiesta di rilascio in via sostitutiva è presentata
alla soprintendenza competente.

11. L'autorizzazione
paesaggistica diventa efficace decorsi trenta giorni dalla sua
emanazione ed è trasmessa in copia, senza indugio, alla soprintendenza
che ha emesso il parere nel corso del procedimento, nonché, unitamente
al parere, alla regione, agli enti locali e, ove esistente, all'ente
parco nel cui territorio si trovano l'immobile o l'area sottoposti al
vincolo.

12. L'autorizzazione paesaggistica, fuori dai casi di
cui all'articolo 167, commi 4 e 5, non può essere rilasciata in
sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli
interventi.

13. L'autorizzazione paesaggistica è impugnabile,
con ricorso al tribunale amministrativo regionale o con ricorso
straordinario al Presidente della Repubblica, dalle associazioni
ambientaliste portatrici di interessi diffusi individuate ai sensi
dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e da qualsiasi
altro soggetto pubblico o privato che ne abbia interesse. Il ricorso è
deciso anche se, dopo la sua proposizione, ovvero in grado di appello,
il ricorrente dichiari di rinunciare o di non avervi più interesse. Le
sentenze e le ordinanze del tribunale amministrativo regionale possono
essere appellate da chi sia legittimato a ricorrere avverso
l'autorizzazione paesaggistica, anche se non abbia proposto il ricorso
di primo grado.

14. Presso ogni amministrazione competente al
rilascio dell'autorizzazione è istituito un elenco, aggiornato almeno
ogni quindici giorni e liberamente consultabile, in cui è indicata la
data di rilascio di ciascuna autorizzazione paesaggistica, con la
annotazione sintetica del relativo oggetto e con la precisazione se
essa sia stata rilasciata in difformità dal parere del soprintendente,
ove il parere stesso non sia vincolante, o della commissione per il
paesaggio. Copia dell'elenco è trasmessa trimestralmente alla regione e
alla soprintendenza, ai fini dell'esercizio delle funzioni di vigilanza
di cui all'articolo 155.

15. Le disposizioni dei commi da 1 a
14 si applicano anche alle istanze concernenti le attività minerarie di
ricerca ed estrazione riguardanti i beni di cui all'articolo 134.

16.
Le disposizioni dei commi 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 13 e 14, non si
applicano alle autorizzazioni per le attività di coltivazione di cave e
torbiere. Per tali attività restano ferme le potestà del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, ai sensi della normativa
in materia, che sono esercitate tenendo conto delle valutazioni
espresse, per quanto attiene ai profili paesaggistici, dal
soprintendente competente. Il soprintendente si pronuncia entro trenta
giorni dalla richiesta del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio.

Ci sono interventi non soggetti ad autorizzazione ?
Quelli indicati nell’articolo 149 del D.Lgs. 42/2004.

Art. 149. Interventi non soggetti ad autorizzazione
 

1.
Fatta salva l’applicazione dell’articolo 143, comma 5, lettera b) e
dell’articolo 156, comma 4, non è comunque richiesta l’autorizzazione
prescritta dall’articolo 146, dall’articolo 147 e dall’articolo 159:

a)
per gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di
consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo
stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici;

b) per gli
interventi inerenti l’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale che
non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con
costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di
attività ed opere che non alterino l’assetto idrogeologico del
territorio;

c) per il taglio colturale, la forestazione, la
riforestazione, le opere di bonifica, antincendio e di conservazione da
eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’articolo 142, comma
1, lettera g), purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in
materia.


Il procedimento di autorizzazione in via transitoria.
E’
previsto dall’articolo 159 del richiamato D.Lgs. 42/2004, così come
modificato dall’articolo 26 del D.Lgs. 157/2006. Si applica tale regime
fino alla data del 1° maggio 2008, data limite entro la quale le
regioni che hanno redatto i piani previsti dall'articolo 149 del
decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, verificano la conformità
tra le disposizioni dei predetti piani e le previsioni dell'articolo
143 e provvedono ai necessari adeguamenti.

Art. 159. Procedimento di autorizzazione in via transitoria
 
1.
Fino alla scadenza del termine previsto dall'articolo 156 ovvero, se
anteriore, all'approvazione o all'adeguamento dei piani paesaggistici,
l'amministrazione competente al rilascio dell'autorizzazione da'
immediata comunicazione alla soprintendenza delle autorizzazioni
rilasciate, trasmettendo la documentazione prodotta dall'interessato
nonché le risultanze degli accertamenti eventualmente esperiti. La
comunicazione è inviata contestualmente agli interessati, per i quali
costituisce avviso di inizio di procedimento, ai sensi e per gli
effetti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Nella comunicazione alla
soprintendenza il Comune attesta di avere eseguito il contestuale invio
agli interessati.

2. L'amministrazione competente deve
produrre alla soprintendenza una relazione illustrativa degli
accertamenti indicati dall'articolo 146, comma 6. L'autorizzazione è
rilasciata o negata entro il termine perentorio di sessanta giorni
dalla relativa richiesta e costituisce comunque atto autonomo e
presupposto della concessione edilizia o degli altri titoli
legittimanti l'intervento edilizio. I lavori non possono essere
iniziati in difetto di essa. In caso di richiesta di integrazione
documentale o di accertamenti il termine è sospeso per una sola volta
fino alla data di ricezione della documentazione richiesta ovvero fino
alla data di effettuazione degli accertamenti.

3. La
soprintendenza, se ritiene l'autorizzazione non conforme alle
prescrizioni di tutela del paesaggio, dettate ai sensi del presente
Titolo, può annullarla, con provvedimento motivato, entro i sessanta
giorni successivi alla ricezione della relativa, completa
documentazione. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6,
comma 6-bis, del decreto del Ministro per i beni culturali e ambientali
13 giugno 1994, n. 495.

4. Decorso il termine di sessanta
giorni dalla richiesta di autorizzazione è data facoltà agli
interessati di richiedere l'autorizzazione stessa alla soprintendenza,
che si pronuncia entro il termine di sessanta giorni dalla data di
ricevimento. La richiesta, corredata dalla documentazione prescritta, è
presentata alla soprintendenza e ne è data comunicazione alla
amministrazione competente. In caso di richiesta di integrazione
documentale o di accertamenti il termine è sospeso per una sola volta
fino alla data di ricezione della documentazione richiesta ovvero fino
alla data di effettuazione degli accertamenti.

5. Per i beni
che alla data di entrata in vigore del presente codice siano oggetto di
provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 1-quinquies del decreto
legge 27 giugno 1985, n. 312, convertito con modificazioni nella legge
8 agosto 1985, n. 431, e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale in data
anteriore al 6 settembre 1985, l'autorizzazione può essere concessa
solo dopo l'approvazione dei piani paesaggistici.

6. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 146, commi 1, 2, 5, 6 e 12.


E’ possibile presentare una richiesta di autorizzazione in sanatoria?

L’articolo
146 comma 12° del D.Lgs. 42/2004, così come modificato dall’articolo 16
del D.Lgs. 157/2006, stabilisce che, fuori dai casi di cui all’articolo
167 – commi 4° e 5° - non possono essere rilasciate autorizzazioni
paesaggistiche in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche
parziale, degli interventi.

 

Art. 146. Autorizzazione
 

12.
L'autorizzazione paesaggistica, fuori dai casi di cui all'articolo 167,
commi 4 e 5, non può essere rilasciata in sanatoria successivamente
alla realizzazione, anche parziale, degli interventi.

 

Art. 167. Ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria
 

4.
L'autorità amministrativa competente accerta la compatibilità
paesaggistica, secondo le procedure di cui al comma 5, nei seguenti
casi:

a) per i lavori, realizzati in assenza o difformità
dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato
creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli
legittimamente realizzati;

b) per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica;

c)
per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione
ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del d.P.R. 6 giugno
2001, n. 380.

 

5. Il proprietario, possessore o
detentore a qualsiasi titolo dell'immobile o dell'area interessati
dagli interventi di cui al comma 4 presenta apposita domanda
all'autorità preposta alla gestione del vincolo ai fini
dell'accertamento della compatibilità paesaggistica degli interventi
medesimi. L'autorità competente si pronuncia sulla domanda entro il
termine perentorio di centottanta giorni, previo parere vincolante
della soprintendenza da rendersi entro il termine perentorio di novanta
giorni. Qualora venga accertata la compatibilità paesaggistica, il
trasgressore è tenuto al pagamento di una somma equivalente al maggiore
importo tra il danno arrecato e il profitto conseguito mediante la
trasgressione. L'importo della sanzione pecuniaria è determinato previa
perizia di stima. In caso di rigetto della domanda si applica la
sanzione demolitoria di cui al comma 1. La domanda di accertamento
della compatibilità paesaggistica presentata ai sensi dell'articolo
181, comma 1-quater, si intende presentata anche ai sensi e per gli
effetti di cui al presente comma.

 

Qual’ è il regime sanzionatorio per gli abusi in zona sottoposta a vincolo ambientale?
Per
tutti gli abusi non ricadenti nelle fattispecie dell’articolo 167 comma
4° del D.Lgs. 42/2004, così come modificato dall’articolo 27 del D.Lgs.
157/2006, ovvero:

 a) per i lavori, realizzati in assenza o
difformità dall'autorizzazione paesaggistica, che non abbiano
determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di
quelli legittimamente realizzati;

b) per l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica;

c)
per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione
ordinaria o straordinaria ai sensi dell'articolo 3 del d.P.R. 6 giugno
2001, n. 380.

il trasgressore delle opere abusivamente eseguite è sempre tenuto alla rimessione in pristino stato a proprie spese.

 

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