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Ministero Ambiente e Territorio Decreto 12 giugno 2003 n.185

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

DECRETO 12 giugno 2003, n.185

Regolamento recante norme tecniche per il riutilizzo delle acque
reflue in attuazione dell'articolo 26, comma 2, del decreto legislativo
11 maggio 1999, n. 152


(G.U. n. 169 del 23 luglio 2003)




Art. 1. Principi e finalità

1. Il presente regolamento stabilisce, ai sensi dell'articolo 6, comma
1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, come sostituito dall'articolo 26,
comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, e successive
modifiche ed integrazioni, le norme tecniche per il riutilizzo delle
acque reflue domestiche, urbane ed industriali attraverso la
regolamentazione delle destinazioni d'uso e dei relativi requisiti di
qualità, ai fini della tutela qualitativa e quantitativa delle risorse
idriche, limitando il prelievo delle acque superficiali e sotterranee,
riducendo l'impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori e
favorendo il risparmio idrico mediante l'utilizzo multiplo delle acque
reflue.

2. Il riutilizzo deve avvenire in condizioni di sicurezza ambientale,
evitando alterazioni agli ecosistemi, al suolo ed alle colture, nonché
rischi igienico-sanitari per la popolazione esposta e comunque nel
rispetto delle vigenti disposizioni in materia di sanità e sicurezza e
delle regole di buona prassi industriale e agricola.

3. Il presente regolamento non disciplina il riutilizzo di acque reflue
presso il medesimo stabilimento o consorzio industriale che le ha
prodotte.

4. Nel rispetto delle norme tecniche di cui al presente regolamento le
regioni adottano le norme e le misure previste dall'articolo 6, comma
2, della legge n. 36 del 1994 per il conseguimento degli obiettivi di
qualità di cui al decreto legislativo n. 152 del 1999, con particolare
riferimento alle aree sensibili di cui all'articolo 18 del suddetto
decreto legislativo, anche al fine di far fronte in modo strutturale a
situazioni permanenti di scarsità della risorsa idrica. Tali norme e
misure costituiscono parte integrante dei piani di tutela di cui al
capo I del titolo IV del decreto legislativo n. 152 del 1999 e sono
inserite nei predetti piani ai sensi dell'allegato 4 del citato decreto
legislativo.

Art. 2. Definizioni 1.

Ai fini del presente regolamento si intende per:

a) recupero: riqualificazione di un'acqua reflua, mediante
adeguato trattamento depurativo, al fine di renderla adatta alla
distribuzione per specifici riutilizzi;

b) impianto di recupero: le strutture destinate al trattamento
depurativo di cui alla lettera a), incluse le eventuali strutture di
equalizzazione e di stoccaggio delle acque reflue recuperate presenti
all'interno dell'impianto, prima dell'immissione nella rete di
distribuzione delle acque reflue recuperate;

c) rete di distribuzione: le strutture destinate all'erogazione delle
acque reflue recuperate, incluse le eventuali strutture per la loro
equalizzazione, l'ulteriore trattamento e lo stoccaggio, diverse da
quelle di cui alla lettera b);

d) riutilizzo: impiego di acqua reflua recuperata di determinata
qualità per specifica destinazione d'uso, per mezzo di una rete di
distribuzione, in parziale o totale sostituzione di acqua superficiale
o sotterranea.


Art. 3. Destinazioni d'uso ammissibili

1. Le destinazioni d'uso ammissibili delle acque reflue recuperate sono le seguenti:

a) irriguo: per l'irrigazione di colture destinate sia alla
produzione di alimenti per il consumo umano ed animale sia a fini non
alimentari, nonché per l'irrigazione di aree destinate al verde o ad
attività ricreative o sportive;

b) civile: per il lavaggio delle strade nei centri urbani; per
l'alimentazione dei sistemi di riscaldamento o raffreddamento; per
l'alimentazione di reti duali di adduzione, separate da quelle delle
acque potabili, con esclusione dell'utilizzazione diretta di tale acqua
negli edifici a uso civile, ad eccezione degli impianti di scarico nei
servizi igienici;

c) industriale: come acqua antincendio, di processo, di lavaggio e per
i cicli termici dei processi industriali, con l'esclusione degli usi
che comportano un contatto tra le acque reflue recuperate e gli
alimenti o i prodotti farmaceutici e cosmetici.


Art. 4. Requisiti di qualità delle acque reflue ai fini del riutilizzo

1. Fermo restando quanto previsto al punto 3 dell'allegato al presente
regolamento, le acque reflue recuperate destinate al riutilizzo irriguo
o civile devono possedere, all'uscita dell'impianto di recupero,
requisiti di qualità chimico-fisici e microbiologici almeno pari a
quelli riportati nella tabella del medesimo allegato. In caso di
riutilizzo per destinazione d'uso industriale, le parti interessate
concordano limiti specifici in relazione alle esigenze dei cicli
produttivi nei quali avviene il riutilizzo, nel rispetto comunque dei
valori previsti per lo scarico in acque superficiali dalla tabella 3
dell'allegato 5 del decreto legislativo n. 152 del 1999.

2. In applicazione e per le finalità di cui all'articolo 12-bis del
regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, come modificato dall'articolo
23, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del 1999, il riutilizzo
delle acque reflue è liberamente consentito, previo trattamento di
recupero diretto ad assicurare il rispetto dei requisiti di qualità di
cui al comma 1.

3. L'autorità sanitaria può disporre, ai sensi della vigente
legislazione, divieti e limitazioni, sia temporali, sia territoriali
alle attività di recupero o di riutilizzo.

Art. 5. Pianificazione delle attività di recupero delle acque reflue ai fini del riutilizzo

1. Le regioni entro novanta giorni dall'entrata in vigore del presente
regolamento, definiscono un primo elenco degli impianti di depurazione
di acque reflue urbane il cui scarico deve conformarsi ai limiti di cui
all'articolo 4. Le regioni definiscono, in particolare, gli impianti di
depurazione, la tipologia delle reti di distribuzione da impiegare per
il riutilizzo e le infrastrutture di connessione con le reti di
distribuzione.

2. Ai fini dell'elaborazione dell'elenco di cui al comma 1, le regioni
identificano, in relazione alle previsioni di riutilizzo, per ciascun
impianto di depurazione, il soggetto titolare, la portata attuale e a
regime dello scarico e le caratteristiche dello scarico.

Art. 6. Autorizzazione allo scarico con finalità di riutilizzo

1. Nell'ambito della autorizzazione allo scarico con finalità di
riutilizzo e, nel caso di impianti di recupero delle acque reflue
urbane, dell'approvazione dei progetti ai sensi dell'articolo 47 del
decreto legislativo n. 152 del 1999, sono dettate le prescrizioni atte
a garantire che l'impianto autorizzato osservi i valori limite e le
norme del presente regolamento e della normativa regionale di
attuazione.

Art. 7. Controllo e monitoraggio degli impianti di recupero

1. L'impianto di recupero delle acque reflue è soggetto al controllo da
parte dell'autorità competente, ai sensi dell'articolo 49 del decreto
legislativo n. 152 del 1999, per la verifica del rispetto delle
prescrizioni contenute nell'autorizzazione di cui all'articolo 6. Il
controllo, su disposizione dell'autorità competente e sulla base del
programma di controllo di cui all'articolo 49, comma 1, del decreto
legislativo n. 152 del 1999, può essere effettuato dal titolare
dell'impianto di recupero.

2. Il titolare dell'impianto di recupero deve, in ogni caso, assicurare
un sufficiente numero di autocontrolli all'uscita dell'impianto di
recupero, comunque non inferiore a quello previsto dalla normativa
regionale in rapporto alle specifiche utilizzazioni. I risultati delle
analisi devono essere messi a disposizione delle autorità di controllo.

Art. 8. Scarico alternativo nel corpo recettore

1. Qualora non venga effettuato il riutilizzo dell'intera portata
trattata, l'impianto di recupero delle acque reflue deve prevedere uno
scarico alternativo delle acque reflue trattate. Lo scarico alternativo
deve assicurare al corpo recettore gli usi legittimi e gli obiettivi di
qualità di cui al Titolo II, Capo I del decreto legislativo n. 152 del
1999 e, come minimo, deve essere conforme alle disposizioni del Titolo
III, Capo III del medesimo decreto legislativo.

Art. 9. Reti di distribuzione

1. Le reti di distribuzione delle acque reflue recuperate sono separate
e realizzate in maniera tale da evitare rischi di contaminazione alla
rete di adduzione e distribuzione delle acque destinate al consumo
umano. I punti di consegna devono essere adeguatamente marcati e
chiaramente distinguibili da quelli delle acque destinate al consumo
umano.

2. Le reti di distribuzione delle acque reflue recuperate devono essere
adeguatamente contrassegnate e, laddove realizzate con canali a cielo
aperto, anche se miscelate con acque di altra provenienza, devono
essere adeguatamente indicate con segnaletica verticale colorata e ben
visibile.

3. Le tubazioni utilizzate per l'alimentazione degli scarichi dei
servizi igienici devono essere adeguatamente contrassegnate mediante
apposita colorazione o altre modalità di segnalazione.

Art. 10. Modalità di riutilizzo

1. Il riutilizzo irriguo di acque reflue recuperate deve essere
realizzato con modalità che assicurino il risparmio idrico e non può
comunque superare il fabbisogno delle colture e delle aree verdi, anche
in relazione al metodo di distribuzione impiegato. Il riutilizzo
irriguo è comunque subordinato al rispetto del codice di buona pratica
agricola di cui al decreto del Ministro per le politiche agricole e
forestali 19 aprile 1999, n. 86. Gli apporti di azoto derivanti dal
riutilizzo di acque reflue concorrono al raggiungimento dei carichi
massimi ammissibili, ove stabiliti dalla vigente normativa nazionale e
regionale, e alla determinazione dell'equilibrio tra il fabbisogno di
azoto delle colture e l'apporto di azoto proveniente dal terreno e
dalla fertilizzazione, ai sensi dell'allegato VII, parte AIV del
decreto legislativo n. 152 del 1999.

2. Nel caso di riutilizzi multipli, ossia per usi diversi quali quelli
irrigui, civili e industriali come definiti dall'articolo 3, o con
utenti multipli, il titolare della distribuzione delle acque reflue
recuperate cura la corretta informazione degli utenti sulle modalità di
impiego, sui vincoli da rispettare e sui rischi connessi a riutilizzi
impropri.

Art. 11. Monitoraggio delle attività di riutilizzo

1. Il titolare della rete di distribuzione effettua il monitoraggio ai
fini della verifica dei parametri chimici e microbiologici delle acque
reflue recuperate che vengono distribuite e degli effetti ambientali,
agronomici e pedologici del riutilizzo. L'autorità sanitaria,
nell'esercizio delle attività di prevenzione di propria competenza e in
relazione a quanto stabilito dall'articolo 4, comma 2, valuta gli
eventuali effetti igienico-sanitari connessi all'impiego delle acque
reflue recuperate.

2. I risultati del monitoraggio sono trasmessi alla regione con cadenza annuale.

Art. 12. Rapporti tra i titolari degli impianti di recupero e delle reti di distribuzione

1. Le regioni possono stabilire appositi accordi di programma con i
titolari degli impianti di recupero delle acque reflue e i titolari
delle reti di distribuzione, anche al fine di prevedere agevolazioni ed
incentivazioni al riutilizzo, ai sensi di quanto disposto nell'articolo
26 del decreto legislativo n. 152 del 1999.

2. L'acqua reflua recuperata è conferita dal titolare dell'impianto di
recupero al titolare della rete di distribuzione, senza oneri a carico
di quest'ultimo. Nel caso di destinazione d'uso industriale di acque
reflue urbane recuperate, sono a carico del titolare della rete di
distribuzione gli oneri aggiuntivi di trattamento, sostenuti per
conseguire valori limite più restrittivi di quelli previsti dalla
tabella allegata al presente regolamento, al fine di rendere le acque
idonee alla predetta destinazione d'uso.

3. Nel caso di acque reflue industriali recuperate per destinazione
d'uso esclusivamente industriale, sono a carico del titolare della rete
di distribuzione gli oneri aggiuntivi di trattamento, sostenuti per
conseguire valori limite più restrittivi di quelli previsti dalla
tabella 3 dell'allegato 5 del decreto legislativo n. 152 del 1999
ovvero stabiliti dalle regioni ai sensi dell'articolo 4 del medesimo
decreto.

4. Il soggetto titolare della rete di distribuzione fissa la tariffa relativa alla distribuzione delle acque reflue recuperate.

Art. 13. Informazione

1. Le regioni trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio i dati conoscitivi e le informazioni relative all'attuazione
del presente regolamento, anche sulla base dei monitoraggi effettuati
ai sensi dell'articolo 7, secondo le modalità indicate nel decreto di
cui all'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo n. 152 del 1999.

Art. 14. Norme transitorie

1. Per un periodo di tre anni a decorrere dalla data di entrata in
vigore del presente regolamento, le autorizzazioni di cui all'articolo
6 possono prevedere, in caso di riutilizzo irriguo, per il solo
parametro Escherichia coli, una deroga ai limiti previsti dalla tabella
allegata al presente regolamento, fino a 100 UFC/100 ml, da riferirsi
all'80% dei campioni, con un valore massimo di 1000 UFC/100 ml. Il
presente comma si applica esclusivamente a condizione che nelle aree di
origine delle acque reflue e in quelle ove avviene il riutilizzo
irriguo non sia riscontrato un incremento, nel tempo, dei casi di
patologie riconducibili a contaminazione fecale.

2. I titolari delle reti di distribuzione devono, in tal caso, rispettare le seguenti condizioni:

a) il metodo irriguo non deve comportare il contatto diretto dei prodotti edibili crudi con le acque reflue recuperate;

b) il riutilizzo irriguo non deve riguardare aree verdi aperte al pubblico.

3. L'autorità competente è tenuta a dare comunicazione delle
autorizzazioni che prevedano la deroga di cui al comma 1 all'autorità
sanitaria.

Art. 15. Disposizioni di salvaguardia

1. Sono fatte salve le competenze spettanti alle regioni a statuto
speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano, che provvedono
alle finalità del presente regolamento in conformità ai rispettivi
statuti e alle relative norme di attuazione.

Allegato - Requisiti minimi di qualità delle acque reflue recuperate all'uscita dell'impianto di recupero

1. Fermo restando quanto stabilito dall'art. 4, ai fini del riutilizzo
irriguo e civile, le acque reflue all'uscita dell'impianto di recupero
ai fini del riutilizzo devono essere conformi ai limiti riportati nella
tabella del presente allegato nel rispetto di quanto stabilito nei
seguenti paragrafi.

2. Qualora le regioni abbiano stabilito in ambito locale, per le acque
destinate al consumo umano, ai sensi degli articoli 13 e 16 del decreto
legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, valori limite superiori a quelli
riportati in tabella del presente regolamento, le autorità competenti
possono autorizzare il recupero di acque reflue conformemente ai
suddetti limiti. Per le sostanze di cui all'allegato 1 parte C del
decreto legislativo n. 31 del 2001, le autorità competenti possono
autorizzare il recupero delle acque reflue sulla base dei valori delle
acque destinate al consumo umano.

3. Nelle acque all'uscita dell'impianto di recupero, fatto salvo quanto
previsto al paragrafo 2, i limiti per pH, azoto ammoniacale,
conducibilità elettrica specifica, alluminio, ferro, manganese,
cloruri, solfati di cui alla tabella dell'allegato rappresentano valori
guida. Per tali parametri le regioni possono autorizzare limiti diversi
da quelli di cui alla tabella, previo parere conforme del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio, per le specifiche
destinazioni d'uso, comunque, non superiori ai limiti per lo scarico in
acque superficiali di cui alla tabella 3 dell'allegato 5 del decreto
legislativo n. 152 del 1999; per la conducibilità elettrica specifica,
non deve essere superato il valore di 4000 \mu S/cm.

4. Nel caso di riutilizzo irriguo, i limiti per fosforo e azoto totale
possono essere elevati rispettivamente a 10 e 35 mg/l, fermo restando
quanto previsto all'art. 10, comma 1 relativamente alle zone
vulnerabili da nitrati di origine agricola.

5. Per tutti i parametri chimico-fisici, i valori limite sono da
riferirsi a valori medi su base annua o, nel solo caso del riutilizzo
irriguo, della singola campagna irrigua. Il riutilizzo deve comunque
essere immediatamente sospeso ove, nel corso dei controlli, il valore
puntuale di qualsiasi parametro risulti superiore al 100% del valore
limite.

6. Per il parametro Escherichia coli il valore limite indicato in
tabella (10 UFC/100ml) è da riferirsi all'80% dei campioni, con un
valore massimo di 100 UFC/100 ml. Il riutilizzo deve comunque essere
immediatamente sospeso ove nel corso dei controlli il valore puntuale
del parametro in questione risulti superiore a 100 UFC/100ml.

7. Per il parametro Salmonella il valore limite è da riferirsi al 100%
dei campioni. Il riutilizzo deve comunque essere sospeso ove nel corso
dei controlli si rilevi presenza di Salmonella.

8. Il riutilizzo può essere riattivato solo dopo che il valore puntuale
del parametro o dei parametri per cui è stato sospeso sia rientrato al
di sotto del valore limite in almeno tre controlli successivi e
consecutivi. Valori limite delle acque reflue all'uscita dell'impianto
di recupero

Nota 1.

Tale sostanza deve essere assente dalle acque reflue recuperate
destinate al riutilizzo, secondo quanto previsto al paragrafo 2.1
dell'allegato 5 del decreto legislativo n. 152 del 1999 per gli
scarichi sul suolo. Tale prescrizione si intende rispettata quando la
sostanza è presente in concentrazioni non superiori ai limiti di
rilevabilità delle metodiche analitiche di riferimento, definite e
aggiornate con apposito decreto ministeriale, ai sensi del paragrafo 4
dell'allegato 5 del decreto legislativo n. 152 del 1999. Nelle more di
tale definizione, si applicano i limiti di rilevabilità riportati in
tabella.

Nota 2.

Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo pesticida. Nel caso
di Aldrina, Dieldrina, Eptacloro ed Eptacloro epossido, il valore
parametrico è pari a 0,030 \mu g/l. Nota 3. Per le acque reflue
recuperate provenienti da lagunaggio o fitodepurazione valgono i limiti
di 50 (80% dei campioni) e 200 UFC/100 ml (valore puntuale massimo).



 

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